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Max Mara Art Prize For Women

Dian Suci è la vincitrice del Max Mara Art Prize for Women 2025-2027

Max Mara, Collezione Maramotti e Museum MACAN sono lieti di annunciare, insieme alla curatrice del premio, Cecilia Alemani, che Dian Suci è la vincitrice della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women.

Il premio, istituito per sostenere e promuovere artiste emergenti o mid-career in una fase cruciale della loro carriera, offre a Dian Suci una residenza itinerante di sei mesi in Italia, organizzata appositamente per lei dalla Collezione Maramotti e grazie alla quale l'artista potrà sviluppare il progetto presentato alla giuria. Questo percorso culminerà in una mostra personale di Suci presso il Museum MACAN di Giacarta nell'estate 2027, con una seconda tappa autunnale presso la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, che ne acquisirà le opere.

La vincitrice è stata annunciata da Cecilia Alemani, curatrice e presidente di giuria del Max Mara Art Prize for Women, insieme a Sara Piccinini, Direttrice della Collezione Maramotti, Venus Lau, Direttrice del Museum MACAN, ed Elia Maramotti, rappresentante della famiglia che ha fondato Max Mara e Collezione Maramotti, il 7 maggio 2026, in concomitanza con l'inaugurazione della 61a Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia, In Minor Keys di Koyo Kouoh.

Dian Suci, parte di una rosa di cinque finaliste insieme a Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur e Mira Rizki, è stata nominata da una giuria selezionata e presieduta da Cecilia Alemani e composta dalla Direttrice del Museum MACAN Venus Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo.

Dian Suci (n. 1985, Kebumen, Indonesia) vive e lavora a Yogyakarta. La sua pratica si colloca all'intersezione tra narrazioni domestiche e potere politico dello Stato. Ispirate dalla sua esperienza quotidiana di madre single, le sue opere affrontano temi legati alla domesticazione politica delle donne, all'autoritarismo e al fascismo, al patriarcato e al capitalismo. Con acuta consapevolezza della composizione spaziale, Suci utilizza una varietà di media, tra cui installazioni, pittura, scultura e video.

Dian Suci, "Searching Land in the Land Word", 2022 acrilico su tessuto trasparente, lastre acriliche, pietra © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "Searching Land in the Land Word", 2022 © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "Larung May the Blooms Be Carried Safely through the Night", 2024, palanchino intagliato in legno, pezzi di legno intagliati, mordente su tessuto di cotone e seta tinto con noce di betel e legno di sappan, lampada, olio su tela, testa di bufalo in legno, tessuto intrecciato a mano Jepara, rosario, resina profumata a tre colori, estratto di tintura a base di spezie su tessuto di cotone © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "Larung May the Blooms Be Carried Safely through the Night", 2024 © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "Beneath Fingers: Echoing Through the Shadow of a Still House", 2025, stampa su tessuto monyl, pasta mordente su seta tinta con coloranti vegetali, serigrafia con pasta mordente su seta tinta con coloranti vegetali, legno di teak, lastre di acrilico, finestra in legno di teak, video © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "Beneath Fingers: Echoing Through the Shadow of a Still House", 2025 © and ph. Dian Suci

La proposta con la quale l’artista ha vinto la decima edizione del Max Mara Art Prize for Women, dal titolo Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice, nasce dalla volontà di esplorare gli effetti dell'incontro tra l'artigianato religioso e il sistema capitalistico, attraverso uno studio comparato tra Italia e Indonesia.
La manifattura degli oggetti votivi e delle immagini sacre è per Suci oggetto di riflessione sulla mercificazione e sulla capitalizzazione del credo nella cultura odierna. Con la sua ricerca intende indagare se e in quali modi, anche in sistemi permeati dal mercato, dalle ingiustizie e dall'oppressione, la spiritualità possa permanere come forma di resilienza culturale.

Il nuovo corpus di opere intende rintracciare l’incarnazione della fede, della cura e della ritualità nei gesti e nel lavoro manuale. Suci considera l'artigianato un archivio vivo, una testimonianza delle tradizioni e della memoria di un popolo, portavoce e specchio delle evoluzioni e delle trasformazioni culturali, sociali ed economiche. Radicata nella cultura indonesiana, la sua visione estende il concetto di spiritualità oltre l'ambito puramente religioso, per toccare una dimensione in cui, attraverso azioni ripetitive e attente che nascono dal corpo, gli esseri umani conferiscono significato a ciò che resta inespresso. Crafting Spirit indagherà gli intrecci tra credo e produzione artigianale, e in particolare la trasformazione del sacro in presenza materiale come riflesso di logiche invasive di profitto e globalizzazione.

Grazie al supporto di specifici tutor e attraverso attività di ricerca, escursioni e lavoro in studio, Suci potrà approfondire il movimento silenzioso della spiritualità all'interno del corpo, dei gesti e dei materiali, nel processo di produzione seriale e di mercificazione. L'artista entrerà in relazione con comunità e congregazioni religiose, con docenti universitari e con artigiani e artisti che la accompagneranno nella ricerca e nell'acquisizione delle competenze tecniche necessarie a realizzare le nuove opere.

Dian Suci, "Nests of Memories That Shrink from Words", 2025, acrilico su tessuto trasparente, legno di noce intagliato, scatola di legno © Dian Suci ph. A+ WORKS of ART/Hariz Raof
Dian Suci, "Nests of Memories That Shrink from Words", 2025 © Dian Suci ph. A+ WORKS of ART/Hariz Raof
Dian Suci, "Is it a Body: A Field Inside a House", 2019, acrilico su tessuto trasparente, video © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "Is it a Body: A Field Inside a House", 2019, acrilico su tessuto trasparente, video © and ph. Dian Suci
Dian Suci, "I want to tell a long story. But are you able? Am I able?", 2018, acquerello e acrilico su carta, tinture al tè su carta da pane © Dian Suci | ph. Mohammad Febrian
Dian Suci, "I want to tell a long story. But are you able? Am I able?", 2018, acquerello e acrilico su carta, tinture al tè su carta da pane © Dian Suci | ph. Mohammad Febrian

La prima tappa della residenza di Suci sarà Assisi, in Umbria, dove avrà l'opportunità di vivere alcune settimane con la comunità del Monastero di San Masseo, confrontandosi con lo stile di vita dei monaci e incontrando produttori di artigianato cattolico. Successivamente con la guida teorica di Francesco Lampone, esperto di storia locale, e dell’artista Peter Bartlett, Suci esaminerà le contraddizioni che intercorrono tra religione e capitalismo.

L’artista si sposterà poi a Roma, nel Lazio, ospite dell’Istituto Svizzero. Questa tappa le darà l’occasione di assistere al rituale della Messa in San Pietro, accompagnata da un esperto di liturgia che la guiderà nell’esplorazione e nell’ analisi della simbologia e dei significati nascosti del rito.

La tappa seguente vedrà Suci viaggiare verso Lecce, in Puglia, per dedicarsi all’approfondimento delle celebrazioni religiose regionali, della lavorazione e della storia della cartapesta in Oriente e Occidente, in un percorso creato appositamente per lei dall’artista e artigiana Stella Ciardo, dal curatore Gioele Melandri e da P.I.A - Scuola Indipendente per le Arti Visive e gli Studi Curatoriali.

Il periodo conclusivo della residenza avrà il suo centro a Firenze, in Toscana. Qui Suci parteciperà a un laboratorio ideato dalla restauratrice di beni culturali e docente presso l’Opificio delle Pietre Dure e l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Chiara Mignani, per apprendere la tecnica e l'evoluzione storica della tempera all'uovo. Presso la Fondazione Arte della Seta Lisio, l'artista acquisirà padronanza nella tessitura su antichi telai manuali e amplierà la conoscenza delle loro applicazioni nel contesto ecclesiastico.

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