Heaven's truth
Ndayé Kouagou

Ingresso libero
Giovedì e venerdì
14.30 – 18.30
Sabato e domenica
10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1 maggio
…se qualcuno sembra molto sicuro di sé,
non significa che stia dicendo la verità, quindi prenditi il tempo di dubitare e di pensare alle cose, il tempo è il tuo più grande alleato…
(N. Kouagou, dall’opera video Heaven’s truth, 2026)
In occasione del Festival Fotografia Europea 2026, dal titolo Fantasmi del quotidiano, la Collezione Maramotti presenta Heaven’s truth, prima esposizione personale in Italia dell’artista francese Ndayé Kouagou, che riunisce opere recenti e un progetto realizzato appositamente per la mostra.
La nuova ambiziosa produzione di Kouagou, che dà anche il titolo all’esposizione e ne occupa le prime sale, è ispirata al dispositivo narrativo del fotoromanzo e include una creazione video, elementi tridimensionali e opere a parete.
Il video, suddiviso in tre capitoli, costituisce l’opera centrale e teatralizzata dalla quale emanano le altre. L’artista stesso introduce e racconta i protagonisti di una storia semplice, sulla vita e sulla morte, guidando il visitatore attraverso le peripezie di quattro “tipi” universali. Le vicende di questi personaggi – canini, umani, fisicamente mascherati e psicologicamente rivelati, archetipi del mondo occidentale – si intrecciano con il destino del narratore in un ipotetico Paradiso che rispecchia le dinamiche del mondo terreno, soggetto agli intricati dilemmi del Giudizio.
Consapevole dell’impossibilità di prendere davvero distanza da se stesso ed essere completamente oggettivo, imparziale, non influenzato dal contesto, Kouagou svela, con ironia, l’inevitabilità delle opinioni personali e l’incapacità di distaccarsi completamente dalla realtà in cui viviamo.
Nelle sale successive della mostra sono presentati alcuni lavori degli ultimi anni, dai quali la nuova produzione Heaven’s truth deriva.
L’installazione video Here & Elsewhere (2024) mette in scena, come descritto dall’artista stesso, un “messaggio per tutti”. Nel racconto si alternano fittizie dirette giornalistiche e dissertazioni dal tono paradossale, illustrate da un aedo contemporaneo con il corpo dell’artista e voce femminile, che finisce per somministrare consigli e dichiarazioni da guru a un pubblico in crisi.
Nel corpo di lavori legati all’opera video A coin is a coin (2022) – già parte dell’archivio della Collezione Maramotti – l’artista è interprete di un monologo allegorico che sfida la comprensione e la percezione della realtà. Muovendo da astratte considerazioni concettuali sui due lati di una moneta, Kouagou manipola convinzioni e pregiudizi dello spettatore, arrivando a interrogarsi e interrogarci sul potere e sul vero significato della libertà.



La pratica creativa di Kouagou, articolata tra arte visiva e performance e spesso abitata dal suo alter ego, è attivata dal linguaggio. I testi elaborati dall’artista – apparentemente familiari, confusi e ironici al tempo stesso – sono origine e cuore pulsante di video, installazioni ed esibizioni dal vivo in cui affiorano, striscianti e potenti, l’instabilità del linguaggio, l’opacità delle parole e gli slittamenti di significato connaturati alla comunicazione mediatica e interpersonale. Tramite dialoghi, monologhi, domande e affermazioni che sfuggono a ogni chiara definizione dell’argomento trattato, Kouagou arriva a toccare corde profonde della coscienza e dell’inconscio, interrogando atteggiamenti individuali e collettivi nei confronti del mondo.
Generando un’esperienza narrativa spiazzante, insieme ludica ed esistenziale, l’artista conduce il visitatore attraverso un percorso senza meta, in cui i punti di riferimento appaiono sfumati, quando non completamente incoerenti.
Le sue opere innescano una riflessione sulla verità – reale, potenziale o immaginaria –, sulla vulnerabilità, sul disagio e sulle dinamiche di potere, insinuandosi nelle pieghe delle contraddizioni della nostra soggettività e dei paradossi della società contemporanea.
In occasione della mostra sarà pubblicato un libro con testi di Ndayé Kouagou, della ricercatrice e curatrice Rita Ouédraogo, e di Natalia Sielewicz, curatrice presso il Museo di Arte Moderna a Varsavia.
La produzione delle nuove opere in esposizione è stata supportata da Collezione Maramotti in collaborazione con Heidelberger Kunstverein.
Una seconda manifestazione della mostra sarà presentata presso Heidelberger Kunstverein a partire dal 5 settembre 2026.