Cannon Fodder
Giuditta Branconi

Ingresso libero
Giovedì e venerdì
14.30 – 18.30
Sabato e domenica
10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1 maggio
Nei miei dipinti tutto avviene contemporaneamente.
Non voglio direzionare lo spettatore, lo spettatore può vedere ciò che vuole.
Lo sguardo è anarchico.
Giuditta Branconi
Per Cannon Fodder, prima mostra personale di Giuditta Branconi in uno spazio istituzionale, la giovane artista ha realizzato una serie di nuove opere pittoriche e una grande installazione composta di tele dipinte, nella quale il pubblico potrà entrare fisicamente.
Il titolo della mostra (“carne da cannone”) fa riferimento a corpi sacrificabili, a una materia destinata a essere consumata da un sistema più ampio. Nello slittamento dal campo militare alla dimensione visiva e simbolica, le immagini di Branconi si trasformano in munizioni di denuncia di un presente violento e opprimente: compresse, cariche, pronte a detonare sulla superficie della tela, in un’esplosione non solo formale, ma anche emotiva e politica – un eccesso che rifiuta la compostezza.
La pittura di Branconi, ricca e traboccante, è spesso contraddistinta da una travolgente densità visiva e si sviluppa sia sul fronte che sul retro dei sottili tessuti che utilizza come base, moltiplicando le possibilità espressive e i livelli di lettura.
Combinando riferimenti iconografici della cultura alta e di quella popolare, estratti di letteratura, fumetti, giornali, canzoni e messaggistica istantanea, l’artista trasforma lo spazio del quadro in un luogo pullulante e ossimorico, un labirinto semiotico in cui immagini, parole e simboli apparentemente incongruenti coesistono liberamente come in un flusso di coscienza.
All’intreccio esuberante della composizione si accompagnano un’indagine stilistica e una tecnica pittorica estremamente minuziose. Ogni grafema che compone le opere di Branconi deriva dall’appropriazione, e dalla sua successiva personale ricontestualizzazione significante, di codici e riferimenti tratti da fonti eterogenee, dall’arte asiatica a incisioni di epoca vittoriana, dai libri per l’infanzia agli arabeschi, dai fumetti ai tatuaggi, fino ai manuali illustrati.
Questa libera accumulazione iconografica satura lo sguardo e annulla ogni gerarchia di stili e soggetti. Cuori, catene, scene di caccia, nuvole, volti, stelle, numeri, lettere, fiori, uccellini, scheletri, farfalle: tutti gli elementi di queste grottesche contemporanee coesistono, ibridandosi, in un immaginario eclettico, stratificato e visionario – una sorta di media-evo fantastico che si avvicina al pensiero dello storico dell’arte Jurgis Baltrušaitis sulla potente vitalità dell’arte gotica medievale.
Per questa mostra Branconi ha scelto di potenziare il testo come elemento centrale, rendendolo una presenza pervasiva e declinata in una miriade di lingue, alfabeti e font, dando vita a un diario interiore per frammenti in cui perdersi o cercare di tracciare nuove connessioni.
L’installazione centrale della mostra – configurata come un trittico atipico, tridimensionale, in cui entrambi i lati dipinti sono esposti allo sguardo del visitatore – è il punto di accesso a una visione inedita, a una lettura senza segreti né nascondigli dell’universo di Branconi, in cui la tela assorbe tensioni e rilascia irruenza visuale, trasformandola in energia pittorica.
Queste nuove opere diventano un campo di battaglia, in cui segni e figure sono spinti fino al punto di collasso. Ciò che resta non è rovina, ma una nuova possibilità di significato che nasce dalla deflagrazione.


In occasione della mostra sarà pubblicato un libro con un testo di Flavia Frigeri, storica dell’arte e curatrice presso la National Portrait Gallery di Londra.
Con l’invito a Giuditta Branconi, la Collezione Maramotti prosegue il lungo percorso di esplorazione e condivisione pubblica dell’opera di artisti emergenti che, attraverso il linguaggio pittorico, concepiscono nuovi corpi di lavoro espandendo ricerche e pratiche personali in un progetto ambizioso.
