Jacob Kassay

Untitled

23 maggio - 3 ottobre 2010
 

Il progetto per la Collezione Maramotti si compone di dieci nuove opere, alcune installate a parete, altre deposte a terra.
Le tele si presentano come tavole riflettenti che accolgono presenze fantasmatiche della pittura sottostante e nel contempo assorbono e restituiscono lo spazio esterno all’opera. Le tele a terra, elementi scultorei, sono concepite come rejects: scarti che assurgono a valore di possibilità/potenzialità.
Il lavoro di Kassay si ancora ad una praxis minimalista in cui il processo industriale nella produzione dell’opera sottrae il valore di qualità del manufatto per sostituirlo con quello di oggettualità, rendendolo in un certo senso intercambiabile.
Gli elementi concettuali del monocromatismo, dell’oggettivizzazione del pigmento pittorico, della riflessione di colore, movimento e forma, assumono centralità nella sua ricerca e vengono codificati e tradotti in una nuova metafisica della superficie pittorica, in una nuova forma di astrazione, fortemente lirica, in cui il riferimento alla fotografia è evidente.
La realizzazione dei suoi lavori prende avvio dalla preparazione della tela con la stesura di ampie campiture di acrilico che rendono la superficie impermeabile, per poi passare alla successiva placcatura d’argento, ottenuta chimicamente con un
procedimento industriale assimilabile al bagno galvanoplastico che cristallizza gli incidenti della pittura sulla tela, provocando irregolarità della superficie argentea. Il processo di placcatura determina inoltre una combustione/bruciatura dei bordi e delle parti esposte della tela lungo il perimetro, e la comparsa di zone disomogeneamente brunite e ossidate sulla superficie metallica che Kassay non può preventivamente controllare.
Kassay, di formazione fotografica, ha trasposto molte di queste tecniche nella pratica pittorica. Il processo chimico di argentatura delle tele è assimilabile all’antico processo della fotografia su gelatina ai sali d’argento: entrambe le tecniche producono una trasmutazione in cui la luce assurge a elemento centrale per la sensibilizzazione del supporto e nella percezione dell’opera.


Selezione rassegna stampa

V. Ottolenghi, Jacob Kassay, in "Exibart.com", 23 giu. 2010

A. Huberman, Fields of Light, in "Mousse Magazine", estate 2010


 

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