10 marzo 2020

Emma Talbot è la vincitrice del Max Mara Art Prize for Women 2019-2021

Emma Talbot è la vincitrice dell’ottava edizione del Max Mara Art Prize for Women

Max Mara, Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti sono lieti di annunciare che Emma Talbot è la vincitrice del Max Mara Art Prize for Women.

Il Max Mara Art Prize for Women è aperto ad artiste con base nel Regno Unito che non hanno ancora esposto le proprie opere in una mostra antologica. Questo prestigioso premio biennale istituito nel 2005 è l’unico riconoscimento per le arti visive dedicato ad artiste nel Regno Unito. In quanto vincitrice del Premio, Talbot trascorrerà una residenza di sei mesi in Italia nel 2020, organizzata a misura del suo progetto, durante la quale avrà l’opportunità di realizzare un nuovo corpus di opere che saranno esposte nel 2021 alla Whitechapel Gallery e alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia.

Iwona Blazwick, OBE, direttrice della Whitechapel Gallery, ha annunciato che Emma Talbot è la vincitrice dell’ottava edizione del Max Mara Art Prize for Women durante la cerimonia che si è tenuta presso la Whitechapel Gallery di Londra. Talbot è stata scelta da una giuria di esperte del mondo dell’arte presieduta da Blazwick e composta dalla gallerista Florence Ingleby, dall’artista Chantal Joffe, dalla collezionista Fatima Maleki e dalla critica d’arte Hettie Judah, tra una rosa di finaliste di cui facevano parte Allison Katz, Katie Schwab, Tai Shani, e Hanna Tuulikki.

Emma Talbot (nata nel 1969 nel Regno Unito) vive e lavora a Londra. La sua attività nell’ambito del disegno, della pittura, dell’installazione e della scultura esplora un paesaggio interiore fatto di pensieri, emozioni e storie personali. Queste esperienze individuali sono poi proiettate nel contesto di narrazioni più ampie, evidenziando tematiche contemporanee diffuse. Le sue opere sono spesso disegnate a mano o dipinte su seta o su altre basi tessili e comprendono parti scritte dall’artista stessa o riprese da altre fonti. Si occupano del personale in quanto entità politica, della politica sociale, del genere, del mondo naturale e del nostro rapporto intimo con la tecnologia e il linguaggio.

La sua proposta vincente per il Max Mara Art Prize for Women propone temi fortemente radicati come il potere, la governance, gli atteggiamenti riguardo alla natura e alle rappresentazioni delle donne visti attraverso una lente squisitamente personale. Il punto di partenza scelto dall’artista è il dipinto Le tre età della donna (1905) di Gustav Klimt, che raffigura una donna anziana nuda in piedi e a capo chino, come a trasmettere un senso di vergogna. Talbot avrà l’opportunità di vedere da vicino il dipinto, che si trova presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, durante la sua residenza in Italia. Nell’opera proposta per il Premio, Talbot intende animare la figura della donna anziana come soggetto dotato di volontà, capace di superare una serie di prove simili alle dodici fatiche di Ercole. Attraverso queste fatiche moderne, Talbot investirà la donna del potenziale necessario a ricostruire la società contemporanea, contrastando una visione negativa dell’invecchiamento, oggi prevalente. 

Nel corso della residenza di sei mesi appositamente organizzata per lei dalla Collezione Maramotti e che si svolgerà più avanti quest’anno, Talbot soggiornerà a Roma, a Reggio Emilia e in Sicilia per compiere una ricerca dedicata alla mitologia classica, all’artigianato tessile e alla permacultura. 

La residenza prenderà avvio a Roma, dove l’artista sarà ospitata per due mesi dalla prestigiosa accademia di ricerca The British School at Rome. Dedicandosi particolarmente ai miti sorti intorno a Ercole, studierà i disegni dell’arte vascolare etrusca quali potenti veicoli della mitologia classica.

I manufatti tessili occupano un ruolo centrale nell’opera di Talbot che, nel corso della sua permanenza a Reggio Emilia, avrà l’opportunità unica di acquisire nuove abilità in questo tipo di produzione, collaborando con artisti locali al fine di apprendere la tessitura a intarsio, una tecnica di maglieria jacquard utilizzata per creare motivi multicolori della quale si servirà per produrre l’opera finale. Una serie di ulteriori viaggi previsti a Milano, Como, Firenze e Prato le consentirà di approfondire le tradizioni della pittura su seta, principalmente tra le case di moda italiane e con particolare riferimento alle stampe futuristiche anni Sessanta.

A Catania Talbot potrà approfondire diverse epoche storiche attraverso visite ad antichi siti archeologici ed esplorando il terreno vulcanico, per dare forma a una rappresentazione del paesaggio che potrà essere inclusa nell’opera che realizzerà. Studierà anche la tecnica della permacultura, una pratica molto seguita nell’ambito dell’agricoltura siciliana che offre la possibilità di convivere in modo etico e sostenibile con la terra. Nel corso del soggiorno a Catania l’artista raccoglierà materiali che potrà utilizzare direttamente in studio, sviluppando il lavoro in parallelo alla sua ricerca.

Emma Talbot ha affermato: “Questo premio giunge in un momento cruciale che mi appare incredibilmente appropriato, dato che solo di recente ho iniziato a concentrarmi a tempo pieno sulla mia pratica artistica dopo aver lavorato per molti anni come insegnante per sostenere la mia famiglia, essendo una madre single. Il Max Mara Art Prize for Women mi aiuterà a trarre il maggior beneficio possibile da questa importante transizione. Essendo giunta nel momento ideale, questa incredibile e generosa opportunità di concentrarmi totalmente sul mio lavoro e di intraprendere una lunga ricerca con esperienze di prima mano costituirà una vera e propria svolta nella mia vita”.

Iwona Blazwick ha affermato: “Emma Talbot crea disegni radiosi e sculture policrome in scala epica e combina parole e immagini per esprimere il lirismo e il dolore della soggettività. Siamo tutti emozionati di conoscere l’impatto che l’esperienza italiana avrà sull’estetica visionaria della vincitrice di questa edizione del Max Mara Art Prize!”.

Luigi Maramotti ha dichiarato: “Sono davvero orgoglioso della lunga collaborazione con Whitechapel Gallery e dell’amicizia che mi lega alla sua direttrice, Iwona Blazwick. Emma Talbot ha ideato un progetto molto originale che speriamo trarrà vantaggio dalle incredibili potenzialità che l’Italia offre, dall’immersione approfondita nella storia dell’arte, dalle tecniche tessili e dalla diversità dei territori: tutti elementi cruciali per la sua futura impresa. Non vediamo l’ora di accoglierla in Italia e alla Collezione Maramotti”.