Geometria figurativa

16 ottobre 2016 – 2 aprile 2017
Mostra organizzata da Bob Nickas


La mostra Geometria figurativa include le opere di nove artisti che si può pensare rappresentino un'astrazione o, inversamente, astraggano una rappresentazione.
In questa prospettiva, geometria e figurazione si intrecciano: le forme cambiano aspetto, la geometria si piega su se stessa, emergono motivi, mentre la figurazione si riferisce a corpi nello spazio – corpi che si protendono per poi recedere – così come ai numeri e al loro svolgersi come tempo, per esempio il numero dei secondi in un giorno.
Il tempo è anche uno dei temi ricorrenti della mostra. Tutte le opere sono dipinte a mano, in alcuni casi wet-into-wet, con diverse applicazioni sulla pittura ancora fresca, per essere completate in una singola seduta. La pennellata stessa, amplificata e adattata alla scala e al volume del piano pittorico, ha una sua durata. Pur essendo apparentemente bidimensionali, alcune di queste opere giocano con la profondità di campo in termini di materiali, stratificazioni e trasparenze, di dislocazioni spaziali che coinvolgono le sale in cui sono esposte. Qui possono anche essere considerate come basate sul tempo, dato che operano visualmente a velocità diverse. Che le opere rivelino il loro contenuto in modo graduale o apparentemente all'istante, esiste sempre un fattore temporale fra l’immagine e la sua ricezione, fra lo spettatore e l’opera. Con questo ci viene ricordato che l'esplorazione umana dello spazio inizia dapprima con la visione, dato che ci “muoviamo” nel mondo con la vista, prima di affrontarlo con il corpo. C'è il pericolo di perdere alcuni dei nostri poteri iniziali di osservazione, man mano che diventiamo sempre più mobili e distratti, con la mobilità che comunque aumenta e diminuisce lungo l'arco delle nostre esistenze. Le immagini dipinte, indipendentemente dalla velocità con cui le recepiamo, ci costringono a rallentare, ci attirano verso di loro. Le opere di questa mostra, anche quelle dall'apparenza più astratta, forse proprio queste più di tutte le altre, possono essere viste come rappresentanti l'azione del vedere, da parte sia dell'artista che dello spettatore.

Per alcuni di questi artisti, lo scopo primario è il dipingere. Per altri, la pittura è solo un aspetto di una pratica più ampia, i pigmenti soltanto un materiale, mentre la loro applicazione sulla tela, nell'accezione più comune, è solo un processo tra tanti altri. Ci sono dipinti in questa mostra che sono stati assemblati, come se le forme fossero state messe insieme per creare un puzzle. Altri dipinti sono invece sculturali, si misurano con l’architettura e il supporto come fossero una superficie da piegare, come un paravento, o con il gesso che rivela i propri difetti – e quindi il passaggio del tempo –  muro sopra muro. Simili a oggetti sono anche le “piastrelle” intime di ceramica smaltata, con la luce e il cromatismo che giocano con il luccichio delle superfici lucidate. Disposte in sequenza, queste opere installate in un’unica linea possono anche sembrare una performance, trovano il proprio ritmo interno nel passaggio dall'una all’altra, sincopate inoltre dagli spazi che le separano. Messa in scena in questo modo, la parete-proscenio diventa parte del piano pittorico. Come a teatro, si genera una sospensione dell’incredulità. Anche se composti interamente con pittura e pennello, alcuni di questi dipinti sembra che siano stati tessuti, linee sottili intrecciate nella stoffa, la tela di cotone appare più vicina alla tela di lino o a un tessuto a quadretti, come quelli delle stoffe scozzesi – elementi basilari, in effetti, dell’astrazione geometrica, correlati ai vestiti e al corpo, alla figurazione – disegnati, tinti, cuciti e ricamati a mano.

Anche se la maggior parte delle opere in mostra sono state dipinte, questa è un’esposizione non di pitture, ma di pittori – una distinzione importante da fare. Per questi artisti, l'atto del dipingere è chiaramente rappresentato nel loro lavoro, e può essere visto come una dichiarazione d'intenti. In un'epoca in cui a qualsiasi cosa appesa al muro viene concesso immediatamente lo status di dipinto, in cui ci troviamo spesso davanti a "dipinti" che sono stati realizzati senza alcun ricorso a materiale pittorico, e creati invece con stampanti e scanner, o con l'aiuto della natura, sbiancati dal sole, macchiati dalla pioggia (qualcosa tra la process art e la pittura en plein air, comunque in buon ritardo), in quest'epoca è più attuale che mai una pratica pittorica impegnata, anziché denigrata come reliquia del passato. In termini di arte visiva, la pittura è oggi ritenuta il mezzo di trasmissione dell’informazione meno vantaggioso; ma perché è così indesiderabile? Liquidata frequentemente come obsoleta, la pittura tuttavia persiste e ribatte: sostituita da cosa, esattamente? In quanto mondo puramente inventato, non ha bisogno di riflettere il visibile. Rende visibile ciò che prima non c’era, ciò che sta altrove o è addirittura scomparso. Tutta l’arte è una testimonianza della vita sulla terra e del passaggio del tempo, anche se non tutta l’arte arriva a incarnare questo passaggio. Un certo numero di opere più oscure in questa mostra, notturne magari, tentano di visualizzare uno spazio profondo, cosmico, e sono state descritte come "Paesaggi" [Landscapes] o qualificate come “Prima della morte” [Before Dying]. Come esempio particolarmente risonante di geometria figurativa, esse incarnano il tempo in termini di mortalità, di traiettoria umana e delle sue tracce, e servono a ricordarci che un ritratto dipinto, anche se malandato e pieno di crepe, sopravvive sempre al suo soggetto.


Gli artisti inclusi nella mostra sono:

Sadie Benning (Stati Uniti; vive e lavora a New York) 
Alex Brown (Stati Uniti; vive e lavora a Des Moines, Iowa)
Mamie Holst (Stati Uniti; vive e lavora a Ft. Myers, Florida)
Chip Hughes (Stati Uniti; vive e lavora a New York)
Xylor Jane (Stati Uniti; vive e lavora a Greenfield, Massachusetts)
Robert Janitz (Germania; vive e lavora a New York)
Ulrike Müller (Austria; vive e lavora a New York)
Nicolas Roggy (Francia; vive e lavora a Parigi)
Richard Tinkler (Stati Uniti; vive e lavora a New York)

 

16 ottobre 2016 – 2 aprile 2017
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 1° novembre, 25-26 dicembre, 1 e 6 gennaio

 

 

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